esproprio di massa?

Arriveranno all’esproprio di massa

Trend OnlineScritto da Paolo Cardenà | Trend Online – mar 4 feb 2014 17:30 CET

 

Weidmann vuole la patrimoniale. E che la voglia il numero uno della Buba (cioè la banca centrale tedesca, non esattamente quella dello Zaire) lascerebbe pure il tempo che trova, se solo avessimo una classe politica degna di tale nome.

Anche il Fondo Monetario Internazionale vuole la patrimoniale. Ma, anche in questo, sarebbe poca cosa. Poi, però, si arriva in Italia e ci si imbatte in un esercito di personaggi che, a vario titolo, occupano la scena pubblica e i luoghi di potere: la vogliono anche loro. E di quelle feroci, pure.

Avete bisogno di nomi? Vabbè, facciamoci male: diciamo i nomi.

La Camusso, Bersani, Fassina, Vendola, Renzi, Cuperlo, Modiano, Monorchio, Bonanni, Angeletti, Civati, D’Alema, Saccomanni, Letta, Bindi, qualche banchiere al comando di banche fallite, qualche altra dozzina di politici di minore importanza, che si lavano la coscienza (in anticipo) dicendo che serve per una redistribuzione della ricchezza; quando in realtà, la patrimoniale, serve solo per mantenere il loro status quo.

Tutta gente che, nella loro onorata carriera (?), hanno lavorato assai e che capiscono il sacrificio del risparmio, insomma. Il vostro risparmio, non il loro. Perché, secondo loro, sarebbe peccato capitale aver accumulato dei risparmi, pochi o tanti che siano, frutto di impegno, lavoro, ingegno e sacrificio. Magari accumulati con il reddito prodotto in età lavorativa, dopo che hanno scontato un livello di tassazione tra i più alti al mondo.

E il tutto si compie mentre le cronache giornaliere ci raccontano di miliardi di euro che vengono elargiti ai partiti politici e dell’uso che le varie segreterie fanno del maltolto. Dei veri parassiti sociali, che godono del denaro estorto al popolo italiano, talvolta usando queste risorse come se fossero degli Hedge Funds, per fini per nulla riconducibili al miglioramento e allo sviluppo della politica e della pessima classe dirigente che questa esprime. Le ruberire perpetrate servono per mangiare ostriche e champagne o per finanziare lussi e privilegi di una classe politica priva di ogni elemento morale, civile e sociale: degna del peggior basso impero, insomma. Oggi, come ieri, i partiti occupano tutte le istituzioni statali, centrali, intermedie e locali. Occupano banche, enti, luoghi di potere, televisioni, università e aziende pubbliche. Anzi, queste ultime, talvolta, vengono mantenute in vita proprio per riciclare poltrone da riservare a politici falliti, corrotti o addirittura condannati, e concedere a questi il favore di poter vantare un incarico, apparentemente di prestigio. E’ sempre la Repubblica delle tangenti, della corruzione, della concussione e dell’illegalità diffusa; dei favoritismi, delle sopraffazioni, della difesa di interessi diparte, corporativi e lobbistici e delle raccomandazioni. Questi elementi appartengono ai politici di oggi come a quelli di ieri, proprio come se fossero una naturale eredità trasferita dal corso dei tempi.

Il risultato di questa degenerazione è sotto gli occhi di tutti: una nazione prossima al fallimento, con una pressione fiscale ai limiti dell’esproprio e un apparato burocratico e amministrativo degno della peggiore unione sovietica, volontariamente mantenuto poiché enorme bacino di voti e quindi di privilegi. E proprio mentre gli italiani sono chiamati a sacrifici enormi in nome della salvezza di una nazione che loro hanno distrutto, questi continuano a farsi beffa del futuro della popolazione e delle generazioni a venire. Continuano nel nulla della loro azione in maniera spregiudicata e ad anteporre gli interessi personali a quelli della collettività, depredando la Nazione delle sua democrazia e del sogno di un futuro migliore. Stanno inducendo la popolazione alla disperazione e all’esasperazione Che poi, verrebbe da chiedersi: salvarsi da chi, da cosa, se non da loro? Ah, se vi fosse sfuggito, tra poche settimane, scatterà il controllo suo conti correnti,da parte del fisco.

Ovviamente, sui giornali sussidiati che leggete, troverete scritto che lo faranno per sconfiggere l’evasione.

Ma in realtà lo fanno per controllare il capitali. I vostri, non i loro.

Il concetto della patrimoniale è assai semplice da capire. Se è vero che al credito di un soggetto, corrisponde il debito di un altro soggetto, quale soluzione migliore che quella di compensare debito e credito? In questo modo il debitore sarà stato reso solvibile, mentre il creditore sarà stato espropriato. Chiaro, il concetto? Autore: Paolo Cardenà Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

Quanto ci costano gli ambasciatori nel mondo

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LA TARIFFA LOCALE CHE RISPONDE ALLE FAMIGLIE
La crisi economica e non solo, ha messo a dura prova il tessuto di coesione sociale del paese. Ampie fasce della popolazione , lavoratori, famiglie, pensionati, piccoli imprenditori, si trovano a fronteggiare difficoltà economiche inattese.
Per noi, che crediamo nella democrazia partecipata, è desolante restare a guardare i politici fare e disfare a proprio piacimento e prendere decisioni raccapriccianti. Noi crediamo che la politica non possa essere un affare di pochi, noi pensiamo che la politica sia un servizio pubblico.
La classe politica, attuale propone un vecchio modello di sviluppo. Quello del consumo senza limiti delle risorse naturali e del territorio. Non si sono ancora accorti che i tempi sono cambiati.
Noi crediamo in un modello di “equilibrio controllato”, nel quale lo sviluppo significhi non più crescita e consumo indiscriminato del territorio e delle risorse naturali ma miglioramento della qualità della vita sul nostro stesso territorio, attraverso un controllo serio e puntuale, che garantisca alle generazioni future, ovvero ai nostri figli e nipoti, le risorse naturali necessarie.
Solo e soprattutto da noi cittadini deve iniziare il cambiamento. Per questo abbiamo deciso di non delegare altri, ma di farci avanti e presentarci come Movimento alle prossime elezioni.
Noi crediamo che la priorità oggi siano le famiglie: con disabili, bambini, adolescenti, giovani adulti disoccupati o inoccupati, anziani non autosufficienti, con lavoratori colpiti dalla crisi.
Più che in passato riteniamo urgente rafforzare gli interventi sociali individuando nuove tipologie di azione/intervento, con l’obiettivo di rendere più semplice, esteso e rapido l’accesso dei cittadini e delle famiglie ai servizi, migliorando la correlazione tra rette/tariffe e reddito familiare effettivamente percepito.
Il bisogno di politiche in favore delle famiglie è sempre più sentito in un Paese che registra un drammatico calo delle nascite nel 2016 – dodicimila bambini in meno rispetto al 2015 – e con un tasso di natalità per donna pari a 1,34 figli. L’ultimo tentativo nazionale in questo campo risale al bonus fiscale di 1200 euro che comunque non ha impedito che in Italia vengano al mondo sempre meno bambini.
Sono lontane le politiche familiari non solo dei Paesi nordici, ma anche della Francia, che spende il 5% del suo Pil per sostenere mamme e papà e offre 750 euro al mese alle neo-madri che restano a casa per un anno dal lavoro.
Le politiche sociali in capo all’amministrazione comunale possono e devono giocare un ruolo importante nel sostenere le famiglie e i cittadini, sapendo che il welfare municipale non svolge solo un ruolo redistributivo, ma rappresenta anche un motore di sviluppo per il territorio.
I costi del welfare municipale devono essere sostenuti non solo con specifiche e coraggiose scelte prioritarie di bilancio ma anche con azioni di riorganizzazione dei servizi che ne consentano l’ulteriore razionalizzazione, senza sacrificio degli standard di qualità.
Il nuovo progetto di welfare che vogliamo attuare ci vedrà svolgere un ruolo di regia e garanzia capace di focalizzare e mobilitare tutte le energie possibili, favorendo la nascita e la crescita di nuovi modi di stare nella società delle persone: le cooperative sociali, il volontariato, la cultura della responsabilità sociale delle imprese, la cittadinanza attiva. Uno dei fronti essenziali in questo senso è quello del coordinamento intersettoriale e interistituzionale delle politiche, unitamente alla valorizzazione del tessuto sociale e privato, sempre in una logica di welfare mix con forte governance pubblica.
Le famiglie sono spazi e dimensione quotidiana del nostro vivere, luoghi privilegiati di amore, intimità, affetti, di gioie e dolori; di nascite, crescita, maturazione , di rapporti fra le generazioni, di aiuto reciproco e di solidarietà. Proprio per questa loro pregnanza sono anche terreno di fatiche, di stanchezze; di sofferenza, regressioni, di separazioni dolorose, di abbandoni; di sfruttamento, lacerazioni insanabili, di sopraffazioni, violenze fisiche e psicologiche.
Delle potenzialità e dei rischi richiamati occorre tenere conto, anche con definizioni attente ed articolate delle famiglie e delle politiche a loro rivolte.
Vogliamo evidenziare “la famiglia” come soggetto attivo e non solo come destinatario di servizi, come soggetto da sostenere e accompagnare nel momento in cui si trova in uno stato di grande difficoltà per bisogni di cura, o per carenze economiche, mancanza di casa ecc. dedicando anche particolare cura alle famiglie numerose o monogenitoriali con specifici programmi di intervento.
Delineare quali potrebbero essere le politiche amiche delle famiglie, assumendo il punto di vista delle famiglie, di quelle che concretamente abitano la città e il territorio, considerandole appunto come risorse ed analizzando i bisogni e problemi loro specifici.
E’ una prospettiva di analisi e valutazione e riprogettazione essenziale, data l’importanza delle funzioni sociali di riproduzione sociale che le famiglie sono chiamate a svolgere.
I nostro welfare è familistico nel senso che non potendo contare su sostegni adeguati ai loro bisogni, le famiglie hanno cercato di attrezzarsi a fronteggiarli con proprie risorse, soprattutto femminili, e che questo viene dato per scontato dalle politiche sociali in atto.
La povertà assoluta è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, raggiungendo un dato impressionante, si supera oggi i 4 milioni di persone. E’ chiaro che il tema del contrasto alla povertà deve diventare sempre più presente nell’agenda politica. Ai dispositivi nazionali di stampo assistenzialistico si devono sempre più aggiungere misure sperimentali. La Legge di stabilità 2016 la 208/15 ha segnato un cambiamento. Ha istituito un apposito Fondo per la lotta alla Povertà con l’obiettivo di introdurre il Reddito di Inclusione entro il 2018 su tutto il territorio nazionale, che prevede di associare al contributo economico dei percorsi di attivazione sociale e lavorativa dei beneficiari. In attesa del Decreto attuativo è operativo il SIA (sostegno all’inclusione Attiva) erogato dall’INPS e gestito dai territori rivolto ad alcune categorie dei persone.
IL nostro territorio oggi è formato da 17 Comuni, con un superficie di 498,1 e una densità per abitanti di 544,1. La percentuale della popolazione di 65 anni e più, è del 21% e l’indice di vecchiaia è del 155,1.
OBIETTIVI CONCRETI
Noi crediamo che gli obiettivi qualificanti e verificabili per i prossimi 5 anni in ordine alle politiche per la famiglia, assistenziali e sanitarie, siano i seguenti:
FAMIGLIA
1. Avvio valutazione dell’Unione tra i Comuni come previsto dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 che recepisce la legge 3 agosto 1999 n.265: Mirano, Salzano, Santa Maria di Sala, Noale, comuni contigui con un obiettivo chiaro: “esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni di loro competenza”. Ciò significa il trasferimento all’unione delle funzioni e dei servizi che vengono tolti alla titolarità diretta del singolo Comune esprimendo così una prima differenza rispetto alle semplici convenzione di gestione dei servizi, in cui la titolarità del servizio permane in capo al comune convenzionato. Questo produrrà taglio dei costi della macchina comunale, efficienza amministrativa; saranno inoltre valutate tutte le consulenze inutili cioè quelle che possono essere svolte da dipendenti.
Rinunceremo alle indennità di carica previste per il Presidente del Consiglio comunale, Sindaco, Vicesindaco, assessori, e potremo destinare quel risparmio ad integrazione del capitolo di spesa previsto per le attività rivolte alla famiglia.
Questo comporterà una rivitalizzazione delle risorse economiche dei 4 Comuni che convoglieranno nell’Ente Unione dei Comuni. Prevedendo inoltre il taglio delle spese di rappresentanza del Sindaco.
2 Istituzione dell’assessorato alla Famiglia, una struttura politica in grado di leggere i bisogni della città e dare concretamente risposte ad essi, nei vari momenti di vita dei cittadini, integrando ed interagendo con gli altri assessorati, con i territori vicini, con il Ministero per la trasversalità dei bisogni/risorse che la stessa racchiude in sé.
3. Assicurare servizi ed interventi di cura, sostegno e promozione adeguati alle funzioni assistenziali ed educative che gravano sulle famiglie. In particolare dei servizi per i bambini zero-due anni, costituiti tradizionalmente dagli asili nido che ricomprendono anche servizi innovativi.
Scuole dell’Infanzia pubbliche attualmente attive
Nido Acquiloni con lo spazioi Pollicino; Materne: Collodi; Saggiotti; E.Wolf Ferrari; Menghetti
4. Interventi a supporto per l’assistenza ai disabili e ai non autosufficienti, domiciliari, diurni, residenziali.
5. revisioni nei meccanismi di progressività delle tariffe di accesso ai servizi e di accertamento del reddito. E’ nostra intenzione introdurre il Fattore Famiglia, un fattore reddituale che dal nostro punto di vista integra e migliora l’Isee ( l’indicatore socio economico equivalente dell’Inps) che introdurrà meccanismi di sostengo a favore delle famiglie, applicabile in tutti gli ambiti eccetto l’edilizia residenziale pubblica. Le priorità che affiancheranno la valutazione del reddito, del patrimonio mobiliare e di quello immobiliare sono il numero dei componenti della famiglia, l’età dei figli, la presenza di persone con disabilità, il mutuo sulla prima casa, le madri in gravidanza e gli anni di residenza nel Comune.
Inoltre saranno inserite nel progetto anche le famiglie monoparentali
Requisiti di accesso:
avere la residenza nel Comune
essere in regola con i pagamenti delle imposte;
aver ottemperato agli obblighi scolastici dei minori;
non aver occupato abusivamente negli ultimi cinque anni appartamenti o terreni;
per i genitori divorziati provvedere al mantenimento dei figli a carico.
La Facoltà di Economia dell’Università di Verona ha portato avanti una attenta valutazione per stabilire effettivamente quale sia il vero costo di mantenimento e di accrescimento di un figlio. In base a questi costi sono state trovate delle tabelle di equivalenza per figlio decisamente più aggiornate rispetto alle tabelle usate dall’Isee.
Con queste nuove tabelle di equivalenza il fattore famiglia fa sì che il costo del servizio a carico della famiglia sia più aderente, più mirato alla realtà ed alle singole situazioni famigliari.
Potremmo definirlo LA TARIFFA LOCALE utile al calcolo per l’accesso ai servizi comunali, ed inoltre per l’esenzione dei ticket sanitario.
Quindi ci sarà l’applicazione di questo Fattore famiglia che consentirà di accedere ai servizi socio-sanitari in base alle proprie capacità economiche, quindi ci si parametrizza in modo da far pensare il costo del servizio in base alle situazioni personali.
6- interventi integrativi di promozione e sostegno alla maternità, sia prima che dopo la nascita − intervenire economicamente a supporto delle ragazze madri − promuovere e sostenere servizi di assistenza all’infanzia − promuovere e sostenere l’associazionismo familiare.
7- perseguire l’integrazione tra famiglie, strutture pubbliche e strutture di privato sociale − favorire la costituzione di nidi familiari, condominiali o aziendali.
Immigrazione
La diversità è una ricchezza. L’Amministrazione comunale si impegna a promuovere azioni sociali di integrazione, formazione civica e inclusione volti a rinforzare il valore della diversità intesa come punto di forza.
LA RETE DEI SERVIZI
La fotografia della rete dei servizi al 31 12 2016 è: Posti letto e strutture Ospedaliere: Dolo con 357 posti; Mirano 290; Noale 74.
Le strutture Residenziali extraospedaliere: anziani non autosufficienti 22/1176 posti; altri soggetti non autonomi (hospice, Odc, svp, sapa) 3 con 18 posti; Disabili 4/50; psichiatrici 6/38; Minori 1/8; dipendenze 1/8.
Le strutture semiresidenziali: anziani non auto 4/80; disabili 13/276; psichiatrici 2/30; minori 4/36; dipendenze 1/9
Disabilità
Non sono le persone con disabilità a costituire un problema per la società civile, ma esattamente il contrario: troppo spesso è l’organizzazione della società a costituire un problema per il pieno godimento dei diritti civili da parte delle persone con disabilità. Le pari opportunità non possono che essere attuate con l’eliminazione delle discriminazioni e di ogni tipo di barriera fisica e culturale. Nel rispetto delle differenti responsabilità, è necessario che venga garantito il massimo coinvolgimento possibile della persona disabile e di chi la rappresenta. Si vuole rafforzare la risposta residenziale per le persone disabili, come diritto ad una vita il più possibile autonoma, e sostenere il lavoro di cura delle loro famiglie, favorendo comunità per disabili lievi e gravi.
Per realizzare gli interventi strutturali per i disabili occorre concretizzare proposte per elaborare un piano di abbattimento delle barriere architettoniche, sostenere l’integrazione e proporre attività adeguate a ciascuno dei nostri cittadini in collaborazione con le associazioni del territorio.
Anziani
Gli anziani devono essere valorizzati come risorsa del nostro comune, garantendo loro spazi di incontro e di socializzazione al fine di evitare l’isolamento e la solitudine che porta alla perdita del desiderio di partecipazione.
Volontariato
Rafforzare il rapporto con il volontariato creando una rete comunicante tra le associazioni: una risorsa per la cittadinanza e un ponte tra queste e l’amministrazione.
Creare l’associazionismo familiare in vista del sostegno reciproco in senso lato.
Un importante obiettivo del programma è la BANCA DEL TEMPO per promuove lo scambio di risorse del territorio: un baratto emotivo, uno scambio armonioso delle risorse pratiche ed emozionali di ognuno di noi. Un momento di interazione che permette ad ogni cittadino di comprendere la grande potenza dello scambio non meramente economico ma solidale.
Pari opportunità
Una politica ampia di pari opportunità deve essere finalizzata a mettere tendenzialmente tutti nelle stesse condizioni di fronte alle sfide della vita moderna, superando i fattori di svantaggio sociale, culturale, economico e di genere.
Ragazzi e i bambini
Per i bambini si prevederà di ampliare le aree gioco, con attenzione alla responsabilizzazione e al sostegno ecologico del territorio. Anche attraverso la formazione di gruppi di ragazzi interessanti a mantenere adeguato e protetto lo spazio dedicato ai bambini, rinforzando il senso di appartenenza attraverso una significativa educazione ambientale e promozione del territorio.
AMBIENTE
Il Comune di Mirano possiede uno straordinario patrimonio naturalistico e paesaggistico che va tutelato e possibilmente migliorato come propulsore di un cambiamento culturale, di nuovi stili di vita, indispensabili per una corretta gestione dei rifiuti, perché è compito di tutti noi garantire una concreta risposta ad un problema serio.
Possiamo operare principalmente sulle seguenti linee di intervento:
gestione del territorio
impronta ecologica della macchina comunale
rifiuti
GESTIONE DEL TERRITORIO
Porre un freno alla devastazione ambientale facendo leva sugli strumenti urbanistici.
Il suolo va valorizzato come un bene comune al pari dell’acqua e dell’aria.
Approvazione di un Regolamento Urbanistico Edilizio che stabilisca dei precisi vincoli sul risparmio energetico nella costruzione e ristrutturazione di immobili, abbinando il tutto all’utilizzo di fonti di energia rinnovabili.
Prevedere l’installazione di pannelli solari termici sugli edifici di nuova costruzione, isolamento delle strutture, ecc. Con un investimento leggermente superiore a quello previsto, i cittadini potranno vivere in una casa che consuma la metà dell’energia rispetto ad una casa costruita con le tecniche tradizionali
Premiare coloro che adotteranno tali misure volte al miglioramento dell’efficienza energetica con degli sconti sugli oneri relativi alla casa.
IMPRONTA ECOLOGIA DELLA MACCHINA COMUNALE
Impronta ecologica della macchina comunale
In linea con le direttive europee, il nostro impegno verterà sul risparmio, in primo luogo con un recupero di efficienza energetica negli edifici pubblici, e sullo sviluppo e utilizzo di fonti energetiche rinnovabili nel rispetto del paesaggio e delle peculiarità naturalistiche del territorio. Sebbene queste fonti energetiche al momento non possano sostituire quelle fossili, risulta auspicabile favorirne lo sviluppo e l’impiego da parte del Comune con l’adozione di un Piano Energetico Comunale che preveda:
• Installazione di pannelli fotovoltaici sugli edifici pubblici e di riduzione programmata dei consumi degli edifici stessi.
• Risparmio energetico nella pubblica illuminazione completando la sostituzione graduale delle lampadine tradizionali con lampadine a led.
E poi, quante risorse si possono recuperare da una corretta gestione del bilancio. Tagliando gli sprechi. Puntando sul risparmio energetico. Con l’illuminazione pubblica a led si può risparmiare fino al 70%. Ma comporta troppa fatica. Occorre fare progetti. La BEI (La Banca Europea degli Investimenti) ha stanziato decine di miliardi di euro per progetti di efficienza energetica. Miliardi di euro che noi, in Italia, fatichiamo ad ottenere. Perché la nostra classe dirigente è pigra.
Teniamo presente che l’Italia è il paese d’Europa che ha il più basso tasso di accesso ai contributi europei. L’Italia, le sue regioni e le sue città, sono spesso fanalino di coda, anche dopo la Grecia.
……..
IL LAVORO
Pensiamo sia necessario sostenere le piccole aziende locali in tutti i comparti economici, per salvaguardare i posti di lavoro.
Oggi fare impresa, investire o produrre diventa sempre più difficile. La mancata crescita produttiva ed occupazionale si rileva, in un insieme di ritardi, assurdità normative e burocratiche, piccole o grandi che impediscono a chi vuole investire e assumere, di farlo.
Questa cultura del sospetto, dell’incertezza, dell’immobilismo ha un costo a carico sempre del più debole. Le regole non sono chiare. Le norme cambiano di continuo a volte in corso d’opera. La mancanza della tutela del credito e l’irrigidimento ( quando va bene) del sistema bancario che non aiuta l’impresa, anzi.
IL LAVORO PER I GIOVANI
Cercando di fermare i processi di esternalizzazione dei servizi comunali per costruire un progetto complessivo che metta a frutto le enormi risorse e i grandi saperi di questa città. Le aziende chiudono. E non perché mancano i marciapiedi. Manca la tutela alle aziende presenti sul territorio, dare un esempio di un nuovo modello economico.
Dobbiamo cercare di costruire insieme alle realtà più dinamiche del nostro territorio, un distretto di economia virtuosa, come i buoni esempi presenti in Italia e all’estero che si sono riconvertite, incrociando le nuove opportunità, dalle energie rinnovabili pulite e alternative.
Il PIANO COMUNALE PER LA NUOVA AGRICOLTURA
Incentivi alla produzione locale. La nostra zona, come l’intero paese Italia, dovrebbe puntare di più sulla sua identità, sui suoi prodotti agricoli e artigianali tipici e di eccellenza, sulle sue bellezze. Dobbiamo mantenere alta la qualità dei nostri prodotti e dobbiamo anche riconvertire l’agricoltura, investendo maggiormente nelle coltivazione di prodotti ortofrutticoli che possano soddisfare le esigenze del numero sempre crescente di cittadini che preferiscono la filiera corta.
Realizzare piccoli impianti di lavorazione e trasformazione dei prodotti agricoli, per la commercializzazione, la valorizzazione del prodotto.
TUTELA DELL’AMBIENTE
La tutela del nostro territorio e della sua bellezza ambientale e artistica non è uno slogan o un optional. E’ un obbligo. Perché quando un sindaco giura davanti al Consiglio Comunale fedeltà alla Costituzione, in nome e per conto di tutta la comunità, giura anche sull’art. 9: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”. I nostri padri costituenti ci avevano assegnato un compito con quell’articolo. Tutelare l’Italia, la sua bellezza e i suoi prodotti. Perché l’Italia che noi esportiamo non sono certo i centri commerciali, con posti di lavoro precari, i megaprogetti e le cementificazioni selvagge.
Bellezze naturali, artistiche e archeologiche da valorizzare e promuovere. I prodotti di qualità, produttori di vino, olio e prodotti agricoli che aspettano solo turisti alla ricerca del ben vivere. Organizzare eventi che promuovono e valorizzano il prodotto Tarquinia.
Valorizzare i nostri prodotti agricoli, la cultura gastronomica legata alla tradizione. Noi dobbiamo tutelare la storica vocazione agricola della nostra terra, contro il cemento dei capannoni delle zone industriali.
Il Movimento Cittadini per Mirano si vuole impegnare con passione, umiltà e trasparenza per restituire alla politica e all’impegno civico nelle istituzioni una dignità e un significato nobile.
Aziende Turistiche e agricoltori che se si uniranno, potranno rappresentare, un nuovo mercato della nostra terra, potranno dare vita al più grande punto vendita di prodotti della Provincia.
Lavoreremo per aumentare le presenze turistiche, organizzando attrazioni e percorsi turistici, creati dagli stessi operatori turistici, membri permanenti del gruppo di lavoro sul Turismo.
Curando tutte le risorse naturali, come i fiumi, riscoprendo la nostra storia e le nostre tradizioni, valorizzarle e rivitalizzarle in occasioni speciali e legarle ad iniziative di promozione turistica.
MOBILITA’
Sulla mobilità delle strade, è arrivato il momento di ascoltare le migliaia di cittadini, di questo territorio, che da anni chiedono che vengano innanzitutto messi in opera interventi di riqualificazione e messa in sicurezza delle stesse.
Pensare anche di realizzare una rete di infrastrutture per la mobilità pedonale, ciclabile, mezzi di trasporto pubblico per le zone extraurbane; per una politica di riduzione del traffico, valorizzando il concetto slow, soprattutto nel centro storico.
PARGHEGGI
Il problema del parcheggio sarà prioritario, apriremo un vero e proprio cantiere di idee e soluzioni, direttamente dai cittadini, che diventeranno una proposta politica per una discussione collegiale. Gli spazi dedicati al parcheggio saranno razionalizzati per rendere più vivibile il centro storico, per favorire le attività commerciali e artigianali presenti all’interno delle mura, si potrà avere il rimborso del parcheggio, dopo gli acquisti. Tutti i proventi dei parcheggi e delle sanzioni saranno pubblicate sul sito web del comune e il 50% del ricavato dovrà essere re-investito nel servizio di Viabilità
Teniamo presente che l’Italia è il paese d’Europa che ha il più basso tasso di accesso ai contributi europei. L’Italia, le sue regioni e le sue città, sono spesso fanalino di coda, anche dopo la Grecia.
E poi, quante risorse si possono recuperare da una corretta gestione del bilancio. Tagliando gli sprechi. Puntando sul risparmio energetico. Con l’illuminazione pubblica a led si può risparmiare fino al 70%. Ma comporta troppa fatica. Occorre fare progetti. La BEI (La Banca Europea degli Investimenti) ha stanziato decine di miliardi di euro per progetti di efficienza energetica. Miliardi di euro che noi, in Italia, fatichiamo ad ottenere. Perché la nostra classe dirigente è pigra.

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Ventisettemila euro al mese. Un ambasciatore italiano a Tokio guadagna quasi tre volte più di un collega tedesco che si ferma, si fa per dire, a quota 10mila. La diplomazia tricolore è quella più pagata al mondo. Stipendio netto metropolitano e indennità di servizio all’estero sono le due principali voci che contribuiscono alla retribuzione, a cui, però, ci si deve aggiungere il contributo per l’abitazione, le provvidenze scolastiche per i figli, il parziale pagamento delle spese di viaggio per tornare in Italia in congedo o ferie ogni 18 mesi, un extra per la moglie a carico e via discorrendo. La lista è lunghissima e fa crescere a dismisura un capitolo di spesa che, inspiegabilmente, non è mai finito sotto la ghigliottina della spending review.

Iniziamo subito col dire che in Italia, come sempre, è difficile trovare le cifre delle retribuzioni sul sito del Ministero, a differenza di quello che accade nel resto d’Europa. Viva la trasparenza. “Ho dovuto richiedere i dati direttamente alla Farnesina”, scrive su lavoce.info Roberto Perotti, professore ordinario di Economia politica alla Bocconi che ha ricostruito minuziosamente quanto si portano a casa ogni mese i diplomatici italiani, confrontando gli stipendi con i colleghi tedeschi. Ambasciatori e consiglieri italiani arrivano a guadagnare fino a tre volte in più rispetto a quelli spediti in giro per il mondo da Berlino, nelle stesse sedi di lavoro. In entrambi i Paesi la remunerazioni totale di un ambasciatore è formata dallo stipendio metropolitano e dall’indennità di servizio all’estero (Ise) che varia a seconda del costo della vita e della pericolosità della sede. Ovviamente sia gli ambasciatori italiani che quelli tedeschi hanno diritto all’abitazione. E a proposito di casa, il Wall Street Italia ha descritto quella del rappresentante italiano alle Nazioni Unite di Ginevra: una villa con dodici bagni da 22mila euro al mese d’affitto.

Per capire meglio quanto si spende per pagare (profumatamente) i nostri diplomatici, è utile fare un confronto. Al mese, al netto di spese e tasse, un ambasciatore italiano a Mosca, per esempio, percepisce la bellezza di 27mila euro, contro i 10mila del suo corrispettivo tedesco. Un altro esempio? Spostiamoci in Cina: a Beijing l’ambasciatore italiano si intasca 24mila e 76 euro mensili, il diplomatico tedesco 10mila e 542. Accettare, in tempi di magra, che l’Italia spenda tutti questi soldi per farsi rappresentare non è un’impresa semplice. Anche perché, giusto dirlo, gli ambasciatori italiani hanno diritto anche ad un’indennità per le spese di rappresentanza che varia da 4mila euro mensili di Pretoria fino ai 22mila di Tokyo viagra aus indien. Si somma allo stipendio e viene usata per le spese personali, come la benzina della macchina, viaggi di rappresentanza o per organizzare ricevimenti.

I privilegi dei diplomatici paiono intoccabili. Nel 2007, al governo c’era Romano Prodi, Massimo D’Alema era ministro degli Esteri e la Farnesina spendeva, all’anno, 3mila e 278 milioni di euro per far funzionare tutta la macchina. Fu il picco. Poi il bilancio del Ministero degli Affari esteri (Mae) è calato; nel 2013 ha raggiunto i mille e 980 milioni e nel 2014 dovrebbe scendere ancora. Precisamente, però, i tagli riguardano solo le sedi consolari, gli stipendi dei funzionari e dirigenti sono off limits. Due anni fa la anche la commissione incaricata dal governo Monti ha provato a razionalizzare la spesa dalle parti della Farnesina: “Va ricordato che il bilancio del Mae – scriveva nel rapporto – è composto dall’83 per cento da voci non rimodulabili (retribuzione del personale) oppure rimodulabili solo parzialmente e comunque previa modifica di norme legislative (contributi obbligatori e Ise)”. Perché la retribuzione del personale – quasi tre volte superiore a quella della nazione più ricca dell’Ue – è una voce “non rimodulabile”? Sempre la solita storia. I privilegi raggiunti non devono essere scalfiti. Anche se diventano insopportabili per il resto del Paese.

scritto da Fabrizio Arnhold per yahoo finanza

Arriveranno all’esproprio di massa

Weidmann vuole la patrimoniale. E che la voglia il numero uno della Buba (cioè la banca centrale tedesca, non esattamente quella dello Zaire) lascerebbe pure il tempo che trova, se solo avessimo una classe politica degna di tale nome.

Anche il Fondo Monetario Internazionale vuole la patrimoniale. Ma, anche in questo, sarebbe poca cosa. Poi, però, si arriva in Italia e ci si imbatte in un esercito di personaggi che, a vario titolo, occupano la scena pubblica e i luoghi di potere: la vogliono anche loro. E di quelle feroci, pure.

Avete bisogno di nomi? Vabbè, facciamoci male: diciamo i nomi.

La Camusso, Bersani, Fassina, Vendola, Renzi, Cuperlo, Modiano, Monorchio, Bonanni, Angeletti, Civati, D’Alema, Saccomanni, Letta, Bindi, qualche banchiere al comando di banche fallite, qualche altra dozzina di politici di minore importanza, che si lavano la coscienza (in anticipo) dicendo che serve per una redistribuzione della ricchezza; quando in realtà, la patrimoniale, serve solo per mantenere il loro status quo.

Tutta gente che, nella loro onorata carriera (?), hanno lavorato assai e che capiscono il sacrificio del risparmio, insomma. Il vostro risparmio, non il loro. Perché, secondo loro, sarebbe peccato capitale aver accumulato dei risparmi, pochi o tanti che siano, frutto di impegno, lavoro, ingegno e sacrificio. Magari accumulati con il reddito prodotto in età lavorativa, dopo che hanno scontato un livello di tassazione tra i più alti al mondo.

E il tutto si compie mentre le cronache giornaliere ci raccontano di miliardi di euro che vengono elargiti ai partiti politici e dell’uso che le varie segreterie fanno del maltolto. Dei veri parassiti sociali, che godono del denaro estorto al popolo italiano, talvolta usando queste risorse come se fossero degli Hedge Funds, per fini per nulla riconducibili al miglioramento e allo sviluppo della politica e della pessima classe dirigente che questa esprime. Le ruberire perpetrate servono per mangiare ostriche e champagne o per finanziare lussi e privilegi di una classe politica priva di ogni elemento morale, civile e sociale: degna del peggior basso impero, insomma. Oggi, come ieri, i partiti occupano tutte le istituzioni statali, centrali, intermedie e locali. Occupano banche, enti, luoghi di potere, televisioni, università e aziende pubbliche. Anzi, queste ultime, talvolta, vengono mantenute in vita proprio per riciclare poltrone da riservare a politici falliti, corrotti o addirittura condannati, e concedere a questi il favore di poter vantare un incarico, apparentemente di prestigio. E’ sempre la Repubblica delle tangenti, della corruzione, della concussione e dell’illegalità diffusa; dei favoritismi, delle sopraffazioni, della difesa di interessi diparte, corporativi e lobbistici e delle raccomandazioni. Questi elementi appartengono ai politici di oggi come a quelli di ieri, proprio come se fossero una naturale eredità trasferita dal corso dei tempi.

Il risultato di questa degenerazione è sotto gli occhi di tutti: una nazione prossima al fallimento, con una pressione fiscale ai limiti dell’esproprio e un apparato burocratico e amministrativo degno della peggiore unione sovietica, volontariamente mantenuto poiché enorme bacino di voti e quindi di privilegi. E proprio mentre gli italiani sono chiamati a sacrifici enormi in nome della salvezza di una nazione che loro hanno distrutto, questi continuano a farsi beffa del futuro della popolazione e delle generazioni a venire. Continuano nel nulla della loro azione in maniera spregiudicata e ad anteporre gli interessi personali a quelli della collettività, depredando la Nazione delle sua democrazia e del sogno di un futuro migliore. Stanno inducendo la popolazione alla disperazione e all’esasperazione Che poi, verrebbe da chiedersi: salvarsi da chi, da cosa, se non da loro? Ah, se vi fosse sfuggito, tra poche settimane, scatterà il controllo suo conti correnti,da parte del fisco.

Ovviamente, sui giornali sussidiati che leggete, troverete scritto che lo faranno per sconfiggere l’evasione.

Ma in realtà lo fanno per controllare il capitali. I vostri, non i loro.

Il concetto della patrimoniale è assai semplice da capire. Se è vero che al credito di un soggetto, corrisponde il debito di un altro soggetto, quale soluzione migliore che quella di compensare debito e credito? In questo modo il debitore sarà stato reso solvibile, mentre il creditore sarà stato espropriato. Chiaro, il concetto? Autore: Paolo Cardenà Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online